Per l’art. 23 della direttiva, gli Stati possono negare o limitare l’esdebitazione se l’imprenditore insolvente ha agito con disonestà o malafede verso i creditori, salve le regole nazionali sull’onere della prova. Il considerando 33 ammette presunzioni relative fondate su inadempimenti fiscali sostanziali. La Cassazione ha sottoposto la questione interpretativa alla Corte di giustizia e ha sospeso il giudizio: le difese sui debiti fiscali dipendono dalla pronuncia europea.
La deliberazione comunale che costituisce il presupposto normativo-amministrativo della pretesa può essere esaminata in via incidentale dal giudice tributario, nei limiti della sua rilevanza per la causa e senza bisogno di ottenerne l’autonomo annullamento. Il contribuente può quindi contestarla direttamente nel giudizio sull’atto impositivo. Nel caso concreto, relativo al valore venale di terreni, ricorso principale e incidentale sono stati comunque rigettati.
Chi denuncia in cassazione la violazione di legge deve indicare la norma, illustrarne il contenuto precettivo e confrontarlo con le affermazioni giuridiche della decisione impugnata, richiamandole espressamente. Non basta rinviare alla Corte l’individuazione della regola violata; se la censura investe documenti, occorre inoltre riportarne i contenuti e chiarirne pertinenza e decisività.
La censura sulla prova presuntiva in cassazione non può mirare a sostituire una diversa lettura degli indizi a quella del giudice di merito. Può invece denunciare l’errore nel metodo: la gravità richiede una valutazione probabilistica, la precisione la stima della probabilità dell’ipotesi e la concordanza il confronto di ciascun indizio con gli altri.